I primi mesi di questo 2021 mi hanno portato a vivere molta tristezza, e mi sono trovata a doverla affrontare in vari modi. In questo post voglio raccontarvi come l’ho affrontata, perché innanzitutto penso che farlo abbia qualcosa di terapeutico per me. E poi perché credo che condividere questi aspetti meno piacevoli come la tristezza, gli stati d’animo e i pensieri che ho vissuto, possa essere di conforto per chi può trovarsi in una situazione simile.

Come sappiamo questo 2020 ha messo a dura prova tutti noi, tra pandemia, restrizioni, perdite e isolamento, è sicuramente stato molto difficile vivere uno stato di serenità. Per me la fine del 2020 e l’inizio del 2021 sono stati duri: ho vissuto un momento di crisi nella mia relazione amorosa, c’è stata la solita tristezza di fine anno ma soprattutto ho perso un cane, Oscar. Mi sono ritrovata quindi a dover affrontare la tristezza, che in quel periodo era la costante delle mie giornate.

Ma prima ancora di raccontarvi come ho deciso di affrontare la tristezza, voglio dirvi che cos’è la tristezza.


Che cos’è la tristezza

La tristezza rientra tra le emozioni fondamentali, dette anche primarie, insieme a:

  • rabbia
  • gioia
  • sorpresa
  • paura
  • disgusto

Sono definite primarie perché soddisfano il criterio di universalità e invarianza delle espressioni facciali nel ciclo di vita. Oltretutto le espressioni emotive del volto, sono espresse nello stesso modo da persone appartenenti a gruppi culturali e contesti sociali differenti, sono quindi riconosciute in modo universale. Questa caratteristica fondante delle emozioni manifesta il vantaggio che la specie umana trae dalla possibilità di comunicare e comprendere lo stato d’animo dell’altro.

Qualsiasi emozione è un processo multidimensionale, che ci aiuta a comprendere noi stessi, le altre persone, l’ambiente e gli oggetti.

L’emozione può essere intesa come un allontanamento dal normale stato di quiete dell’organismo, cui si accompagna un impulso all’azione e alcune specifiche reazioni fisiologiche interne, ognuna delle quali si esprime attraverso una diversa configurazione e designa diverse risposte emotive.

CAMAIONI, l., DI BLASIO, p. (2002), psicologia delllo sviluppo, bologna, il mulino.

La tristezza, nello specifico, è un’emozione che ci porta al ritiro e al risparmio energetico. È un’emozione che ci impone la riflessione e il volgersi verso il nostro mondo interno, di solito nasce in seguito ad un evento di perdita o di lutto, o percepito come tale, in cui è necessario fermarsi.

Per me la tristezza è un’emozione contemplativa, che mi mette in contatto con un’area profonda del mio sé, e con tutti quei temi più fragili e spiacevoli che fanno parte del mio mondo interno.

In questo mio post su Instagram parlo di come la tristezza per me sia un sentiero, che percorrendolo può portarmi a un pozzo, pieno del mio buio. Nel pozzo ci sono tutte le mie paure, i miei ricordi tristi e spaventosi. Ci sono i pregiudizi che nutro verso di me e verso le persone, le mie fragilità, ci sono tutte le mie angosce.

Il grande cambiamento che ho avvertito nel rapporto con la mia tristezza è che è diventato più diretto, sincero. Non è più mediato dall’angoscia, che per lungo tempo è stata il filtro su tutto. Questi mesi mi sono ritrovata ad essere triste e basta, vivevo le mie giornate sentendomi semplicemente triste.

Dopo questa piccola introduzione su cos’è la tristezza e su quale sia la sua funzione, vi racconto passo passo che cosa ho fatto per affrontare la tristezza.


Stai nella tristezza

Stare in uno stato d’animo percepito come spiacevole non è facile. La prima reazione è quella di togliersene subito, di allontanarsi chilometri, facendo finta che non esista. Purtroppo però quello stato d’animo rimane, e chiede incessantemente di essere ascoltato. Riuscire a stare, a restare in un’emozione è qualcosa che si impara crescendo, ma soprattutto attraverso la terapia.

Il lavoro psicoterapeutico porta a conoscersi e anche ad avere meno paura di quello che si prova, e quindi ad avere più fiducia nella propria capacità di gestire ciò che accade. Per me è sempre stato molto complicato stare e vivere a pieno gli stati d’animo – sia piacevoli sia spiacevoli – perché una parte di me ha sempre avuto timore di perdere il controllo. Attraverso la psicoterapia ho imparato a stare nel mare, anche in tempesta, e continuare a navigare.

I mesi passati sono stati appunto tristi, mi rendevo conto di come stessi e ho continuato a viverli così come arrivavano. Non ho cercato di cancellare o evitare questa emozione preponderante, ho percorso la strada insieme a lei. Il non aver combattuto contro la tristezza, ma il cercare di accettarla, è stato anche meno stancante del contrario.


Non giudicare la tua tristezza

Anche questo è un grande passo che si ottiene attraverso la psicoterapia, non giudicarsi. Almeno giudicarsi meno, o meno aspramente. Di solito di fronte ad emozioni spiacevoli, oltre che faticare a starci, tendiamo a giudicarle. Se giudichiamo la tristezza, la rabbia o per esempio la vergogna, ci troviamo spesso a sentirci in colpa. Come se non fosse giusto provare quelle emozioni, come se non ci fosse concesso viverle.

Il lavoro di terapia serve innanzitutto a capire che rapporto abbiamo con il nostro mondo interno, e con le emozioni. Ci aiuta a capire i motivi per cui non ci concediamo di vivere determinati stati d’animo, a cosa ci serve questo. Poco alla volta, illuminando parti di noi e mettendo insieme i pezzi del puzzle, scopriamo di essere meno giudicanti. Ci giudichiamo meno perché capiamo che certi modi di essere e di filtrare le esperienze ci sono serviti per andare avanti. Sono stati necessari.


Datti tempo e riposati

Mai come in questo periodo è stato fondamentale dormire. Riposini pomeridiani, andare a letto presto, dormire più a lungo la mattina. Mi sono resa conto di quanto fosse importante riposarmi e anche passare del tempo vuoto sul letto. Stare sdraiata, senza fare niente, vivendo quel sonnecchiare e la noia. Il sonno ha davvero un potere riparativo, perché non solo le ferite fisiche hanno bisogno di rimarginarsi, ma anche quelle psichiche.

Oltre al dormire tanto, è stato importante anche darmi tempo. Avere la pazienza di attraversare questo periodo, con la consapevolezza che poi sarebbe passato. Darmi il tempo e lo spazio di sentirmi così, perché ce n’era bisogno. Poi darmi anche un tempo dedicato, ovvero impegnato in qualcosa che non fosse produttivo.

Se ad esempio è troppo difficile non fare niente o non avere la giornata organizzata, allora prova a pianificare il tuo tempo libero e di riposo. La sera prima o la mattina decidi di dedicarti del tempo preciso a qualcosa di piacevole o rilassante. IMPORTANTE: non deve essere tempo produttivo! Quindi studio, lavoro, portare avanti cose che DEVI FARE, questo tipo di attività non rientrano nel tempo libero/di riposo.

Qui alcune idee di planner da scaricare o da cui prendere ispirazione


Legittimarsi più terapia

Se si affronta un periodo particolarmente duro e difficile, allora legittimarsi il bisogno di aiuto è importante. Però rendersi conto di aver bisogno del sostegno di un professionista e arrivare poi alla richiesta effettiva, è complicato.

Nel mio articolo Salute Mentale: come e a chi chiedere aiuto, spiego quali sono i diversi servizi e i vari professionisti a cui si può chiedere aiuto o un consulto psicologico.

Se si è già in un percorso di psicoterapia, può essere utile e di supporto, concedersi più terapia. È importante legittimarsi il bisogno di maggior presenza e aiuto, quindi ha senso parlarne con il proprio terapeuta. Bisogna sempre ricordarsi che il terapeuta è lì per noi, per lavorare insieme a noi al nostro cambiamento e per sostenerci nei momenti di difficoltà.


Musica, podcast e audiolibri

Ho sempre trovato l’intrattenimento sonoro di estrema compagnia. Ascoltare la musica e sentire la voce di altre persone – come in radio o nei podcast – mi aiuta a percepire meno la solitudine. Quindi in questi mesi di tristezza sono ricorsa spessissimo a questo tipo di intrattenimento, come una sorta di colonna sonora delle mie giornate.

La serie di video che ho ascoltato con più interesse e piacere è stato Buon Vicinato di Michela Murgia e Chiara Valerio, su Youtube. È una serie di chiacchierate, da 30 a 50 minuti a puntata, avvenuta durante la prima quarantena di marzo 2020. Ogni giorno per quaranta giorni, Murgia e Valerio hanno parlato di vari argomenti, seguendo la dinamica del confronto tra tesi opposte: sceglievano un tema e ciascuna avrebbe dovuto sostenere una tesi, una a favore e l’altra contraria.

Ho recuperato quasi tutte le puntate, mi capitava di guardarle sia al mattino mentre facevo colazione, sia la sera prima di andare a dormire. È stato bellissimo avere una quotidianità fatta di voci femminili, che parlavano di tanti argomenti, con estrema accuratezza e sensibilità.

Questa credo sia stata la mia puntata preferita


L’audiolibro che mi ha accompagnato per tutto l’autunno, fino a febbraio, è stata l’intera saga di Harry Potter letta da Francesco Pannofino. La trovate su Audible, il servizio di podcast e audiolibri di Amazon. Se non vi siete mai iscritti, i primi trenta giorni sono gratuiti e avete la possibilità di scoprire il loro catalogo ed entrare in contatto con gli audiolibri.

È sicuramente una fruizione differente quella degli audiolibri o dei podcast rispetto ai video o alla lettura. Io da un certo punto di vista la vedo meno impegnativa, perché può costituire un sottofondo alle azioni che compio e poi mi dà la possibilità di fare più associazioni mentali. È come se il ritmo dell’audiolibro si sintonizzasse più facilmente a quello dei miei pensieri, e quindi si crea un flusso armonico ed estremamente rilassante per me.

Ho sempre desiderato ascoltare gli audiolibri, li ho sempre associati alla contemplazione e alla sospensione. Da quando esiste Audible, con un catalogo davvero ricco, non ho potuto non iscrivermi e andare alla ricerca di libri da ascoltare.


Altri due podcast che ho sempre piacere di ascoltare sono Palinsesto Femminista e Da Costa a Costa. Sono entrambi podcast di attualità, il primo creato da Irene Facheris, formatrice e attivista, tratta di femminismo intersezionale. Il secondo è di Francesco Costa, giornalista, tratta degli Stati Uniti. Nello specifico delle ultime due presidenziali: dalla vincita di Trump, fino all’insediamento di Biden.


Per quanto riguarda l’intrattenimento musicale, vi lascio la playlist di Carlotta Vagnoli Giuro che ora ti chiamo. È stata la colonna sonora del mio primo dell’anno: divano, libri e coperta di pile. È perfetta per le giornate lente, accartocciate o anche per le serate trascorse in solitudine.

Libri e serie tv per affrontare la tristezza

Anche per quanto riguarda libri e serie tv, mi sono dedicata alla compagnia di voci e protagoniste donna. Ho sentito il bisogno di una scrittura sincera, in cui potermi istantaneamente riconoscere perché sentivo il bisogno di essere compresa. Compresa nella tristezza, nella fatica di un periodo, e per fortuna questa comprensione l’ho trovata.

Iniziamo con Eroine di Marina Pierri, edito da Edizioni Tlon. Il sottotitolo del libro è: Come i personaggi delle serie tv possono aiutarci a fiorire, ed è letteralmente il viaggio dell’eroina attraverso le storie di protagoniste delle serie tv. Grazie ai simboli dei personaggi l’autrice mette insieme il femminismo intersezionale e la psicologia del profondo, e scorrendo le pagine diviene automatico identificarsi con ciascuna delle donne raccontate.

In Eroine, Marina Pierri prende il testimone da una vasta letteratura filosofica, cinematografica e psicologica, e compie un’operazione ancora inedita: pur parlando del potere delle storie, mette al centro proprio la potenza dei personaggi delle serie TV e mostra il loro valore archetipico, che è poi quello che provoca in noi empatia e riconoscimento.

prefazione di maura gancitano in eroine, di marina pierri (2020), edizioni tlon

Il secondo libro che mi accompagnato nella mia tristezza, e che è stato un vero e proprio rifugio è la raccolta di poesie La domanda della sete di Chandra Livia Candiani. Edito da Einaudi Editore, La domanda della sete è suddiviso in più sezioni: Il corpo battello; Testimoni Glaciali; La domanda della sete; Chiamati al volo; I nascosti; Gli abitanti della meraviglia.

Non conoscevo la produzione artistica di Candiani, e quando in libreria ho scorto la poesia che si trova in copertina, sono rimasta letteralmente folgorata. Ho provato un’immediata immedesimazione e un istantaneo riconoscimento nelle sue parole. Ha una scrittura metaforica e primitiva, a tratti bizzarra. Nella quarta di copertina infatti si legge:

Chandra Livia Candiani i nomi li confonde, li centrifuga, li rassegna dandogli più forza. Essere in una stessa poesia cammello, seme di una mela, cane, fiamma e altre cose è rinominare il mondo con un’altra logica.

Secondo me la forza delle sue poesie sta nel saper raccontare parti dell’umano, aspetti dell’essere donna nelle varie fasi della vita. Lo fa regalando immagini e sensazioni anche ambigue a volte, ma che facilmente possiamo aver provato lungo la nostra esistenza.

Dove ti sei perduta

da quale dove non torni;

assediata

bruci senza origine.

Questo fuoco

deve trovare le sue parole

pronunciare condizioni

di smarrimento dire:

«Sei l’unica me che ho

torna a casa».

chandra livia candiani, (2016-2020), la domanda della sete, einaudi editore

La serie TV che ho amato – che ho visto per ben due volte nel giro di un mese – è Fleabag. Serie originale di Amazon Prime Video, Fleabag è costituita da due stagioni ciascuna delle quali da 6 episodI. È perfetta per un binge watching del fine settimana, al termine del quale ci si sentirà vuoti, tristi ma clamorosamente appagati. La serie anche se breve, è impossibile non affezionarsi alla protagonista e alle sue vicende.

Nel 2019 avevo fatto un primo tentativo, e ricordo che non mi fosse affatto piaciuta: anzi, Fleabag l’avevo trovata incredibilmente antipatica e fastidiosa. Invece, al secondo tentativo nel gennaio 2021, è stato un colpo di fulmine. È una serie scritta davvero bene, tutti i personaggi sono complessi e sfaccettati, è drammatica e umoristica al tempo stesso, è schietta e diretta, poi è britannica e io adoro le serie britanniche.


Cercare conforto con le nostre persone preferite

In ultimo, ma non per meno importanza, è stato fondamentale per me circondarmi delle persone a cui voglio bene. Sono una persona molto riservata, che fatica a raccontare come si sente negli aspetti più intimi di sé e ancora di più a chiedere una presenza maggiore da parte dell’altro. Tendo a gestirmi ciò che mi accade in solitudine, o chiedendo aiuto diretto alla mia terapeuta.

A questo giro invece è stato diverso: fin da subito ho chiamato a raccolta le mie amiche e la mia famiglia, le ho rese partecipi passo passo di che cosa provassi. Sapevo che potevo fare una telefonata in più e che se avessi avuto bisogno un aiuto concreto ci sarebbe stato. È stato rincuorante e una dolce conferma del fatto che possa fidarmi di chi ho attorno, e che non sarei rimasta sola.


Questi accorgimenti sono miei e li ho affinati negli anni, sono personali quindi sicuramente non si adatteranno a tutte le persone che li leggeranno. Men che meno vogliono proporsi come suggerimenti per affrontare la depressione, che è invece una condizioni di sofferenza mentale per cui è necessario richiedere l’intervento tempestivo di professionisti.

Per quanto riguarda la tristezza, mi auguro che queste dritte possano esservi di conforto. Se vi va lasciate un commento con i vostri di suggerimenti per affrontare la tristezza.

Come affrontare la tristezza quando arriva

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